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Irlanda, #giorno1: L’arrivo

Ore 7.07 – Milano

In partenza da casa.

Ancora assonnati, all’idea della trafila pullman-attesainaeroporto-aereo-pullman-ricercadelBB mi viene male.

Ore 9.45 – Aeroporto di Orio al Serio

Gli aeroporti sono come chiese. Chiese consacrate al sacro rito del movimento, processioni sacrificali di valigie, e per indulgenze biglietti aerei che caccino lo stress. Amen.

Ore 11.00 (circa) – volo Ryanair Orio al Serio / 
Knock FR 4997, cielo sopra ?

L’Europa è coperta da un’affascinante e uniforme coltre bianca. Ha un che di straniante viaggiare al di sopra di tutto questo, sospesi tra bianco e azzurro.

Comunque attraversare l’affascinante coltre bianca è stato un inferno: maledette perturbazioni e maledetto ricordo dell’aereo abbattuto in Ucraina.

Ore 12.15 – volo Ryanair Orio al Serio / 
Knock FR 4997, cielo sopra Dublino 

Viaggiare con Ryanair fa riscoprire alcuni punti che dovrebbero essere sanciti per legge in un volo aereo:

  1. il silenzio (ma perché ai microfoni parlano tutto il santo viaggio?);
  2. i posti larghi: e pensare che io sono formato-viaggio e ho le gambe corte… Meno male!
  3. Basta biglietti della lotteria on board! Non ho mai visto nessuno comprarli, sono tutti troppo presi a dormire, sgranchirsi le gambe, contorcersi per prendere qualcosa dalla borsa sotto il sedile.

Comunque, Ryanair finora ha reso possibili tutti – o quasi – i miei scarrozzamenti europei quindi accetterò di buon cuore i suoi limiti.

Mi sono addormentata con il “Concerto per Violino” di Tchaikovskij nelle orecchie e svegliata su un’Irlanda cosparsa di pecorelle di nuvole.

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Irish sheeps from the sky 🙂

Ore 12.55 (circa) – Bus Éireann n° 64, tratta Derry/ 
Galway, via West Ireland Airport (Knock)

Imparare cose nuove appena messo piede sul suolo irlandese: se fatto con il dorso della mano rivolto verso l’interlocutore, il gesto V  è un po’ l’equivalente del dito medio.

Quindi la sottoscritta, appena salita sul bus per Galway, ha pensato bene di chiedere due biglietti … mandando a quel paese l’autista. Che si è messo a ridere, e con lui le persone sedute ai primi posti. Attimi di imbarazzo, ma per fortuna gli irlandesi sono simpatici. “Meglio se fai così”, mi ha detto l’autista, mostrando poi lo stesso gesto, ma con le dita (e non il dorso della mano) rivolte verso di lui.

20140824_162011

Gesti da NON fare …

Ci ho messo un attimo a ricollegare i pensieri, poi mi sono ricordata di aver sentito una leggenda secondo cui il dito indice e medio alzati – cioè le dita necessarie per tendere l’arco – fossero un gesto di sfida, un po’ come a dire “ehi, io le dita le ho e le userò per riempirti di frecce, tiè!”.

Ma la mia formazione giornalistica mi impedisce di credere a ipotetici “sentiti dire”, per cui approfondirò più avanti.

Ore 17.30 – Atlantic Bar Oslo, 
sobborgo di Salthill, Galway

In attesa della cena. Sì, a quest’ora. Non abbiamo mangiato niente in tutto il giorno, e comunque qui pare normale mangiare a quest’ora da galline. Siamo in un pub, Guinness davanti e oceano fuori dalla finestra, appena oltre il lungomare di Salthill.

Galway è una cittadina molto umana, sembra di essere a casa propria. E gli irlandesi sono gentili e sorridenti.

Hanno tutti un che di teatrale, come di commedia o tragedia in atto, e rendono l’interlocutore ignaro parte della loro personale manifestazione. Come se sentissero una profonda connessione con gli altri, come partecipi della stessa umana familiarità. È come se l’umanità stessa sia sentita con più intensità.

Ciò detto, è arrivato il nostro primo piatto-spazzatura della vacanza (hamburger e patatine fritte) insieme alla soup of the day, che ha un’aria estremamente allettante. E che – temo – ci salverà sia il portafogli, che la linea che la salute in questa vacanza.

Immagine

Cibo salutare…

Ore 20.41 – Bed and Breakfast Trieste, 
Salthill, Galway

La prima giornata qua in Irlanda mi ha riempita di impressioni: alcune le ho raccolte, altre cerco di fissarle qui ora per non perderle, travolte da quelle di domani, dopodomani e dei giorni successivi.

L’Irlanda è una terra a chiazze verdi, oro e marroni a seconda del cielo strappato sopra di lei. Noi siamo a Salthill, il sobborgo marino di Galway dalle case basse e pittoresche sull’orlo della baia: un quartiere tranquillo, vie ondulate di casette a uno, massimo due piani, alcune belle come case delle bambole, altre malconce, altre ancora tinteggiate di colori improbabili che qui, non so come, stanno bene. Hanno i muretti di cinta bassissimi e non hanno persiane o griglie neanche al pianterreno… Un posto sicuro? Sembrerebbe di sì.

Non ha nulla della docile, solare bellezza dell’Italia, l’Irlanda: ha al contrario un che di selvatico, un retrogusto irrequieto portato dall’oceano e talvolta forse sopito sotto la scura e densa Guinness. Il vento taglia come una lama. E schiaffeggia con un odore salmastro intenso, pregno d’infinito.

Mi fa sentire così libera. Libera di essere. Libera di non essere.

twitter: @sguardoinbilico

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