Home

Irlanda, #giorno3 : alla scoperta di Galway

Ore 10.24, lungomare del Claddagh (Galway).

Oggi ci attende Galway… Capitale culturale d’Irlanda, unica città del Connacht nonché una delle poche dove sia ancora possibile sentire parlare gaelico, eredità di storia antica e di leggende.

In irlandese si chiama Gaillimh, che significa the City of Tribes, “la città delle tribù” per via dell’oligarchia di quattordici famiglie di mercanti che ne ressero le sorti nel Medioevo.

 

Percorrendo il lungomare da Salthill al centro, siamo arrivati al Claddagh, un piccolo e antico quartiere che sfocia su una sorta di porto con chiuse, canali e passaggi tra cielo e mare.

Anche qui una striscia di casette colorate, barche ormeggiate, gabbiani, cigni e nuvole cangianti.

 

DSCF4918

Davanti a noi c’è un anziano violinista che suona musica popolare; poco più avanti, con i piedi penzoloni sul molo, un ragazzo suona la chitarra e canta: volge le spalle alle persone di passaggio e non ha nessun cappello per chiedere soldi. E’ come se cantasse ai cigni sotto di lui. In Italia non siamo più abituati alla gente che canta in strada per piacere personale.

Che siano il vento e l’oceano a rendere gli irlandesi un popolo di cantastorie?

C’è una libertà malinconica, qui. Per anni ho avuto nelle orecchie “In un giorno di pioggia” dei Modena City Ramblers, che descriveva l’Irlanda come “una terra di profughi e santi”.

Erano parole azzeccate: sono profughi in un Paese dalla storia povera e dalla natura superba, e davanti ad esso non si può che sognare, cantare e lasciarsi vivere.

DSCF4854

Il suonatore solitario

Ore 12.23, Cafè Express in Eyre Square, Galway.

Regola n° 1 dell’italiano all’estero:

NON pretendere di mangiare italiano e soprattutto NON aspettarti MAI un buon caffè…

Regola n°2 dell’italiano all’estero:

… ma se trovi un vero espresso servito in tazza piccola, esulta e basta. Non porti domande né sindacare sulla qualità 🙂

DSCF4874

I panettini di burro sul piattino testimoniano che la foto non è stata scattata in Italia 🙂

Adoro Galway.

Ogni negozietto è diverso, con le vetrine decorate e le insegne variopinte.

Accanto ai turisti convivono vecchi irlandesi con il naso e le guance rubizze, anziani incartapecoriti che si accodano agli artisti di strada nel cantare canzoni folk, giovani che cantano irish style e bambini dai capelli rossi.

Accanto ai bazar stracolmi di souvenir, trifogli e paccottiglia simil-celtica, ci sono i pub tradizionali o le botteghe “come una volta”. Accanto alla modernità e all’inglese, resistono tradizioni e gaelico.

Che Galway sia una delle poche città d’Irlanda dove ancora si parla la lingua irlandese, nonché porta della regione gaeltacht, si vede dai cartelli bilingue, dai nomi dei paesi, dalle vecchie insegne.

DSCF5212

Shop Street, nel Latin Quarter di Galway

C’è qualcosa di giovane e di antico qui, che vive nella gente e nella città.

Come un paese che va avanti pur se i suoi abitanti non ne sono del tutto convinti e incespicano per restare al passo. E continuano a guardare indietro, a ricordare il passato e a cantarlo.

L’Irlanda dell’ovest, mi sto rendendo conto, è un posto che canta.

 

Ore 16.00 e qualcosa, chiesa di ?, Galway.

La città si è riempita come una gallina ripiena e la Galway dolente e affascinante della mattina ha ceduto il posto ad un caos più simile a quello del sabato pomeriggio in Piazza del Duomo che all’Irlanda sonnacchiosa di poche ore fa.

Strano quanto basti più o meno silenzio, più o meno gente a cambiare il volto di un posto.

DSCF4890Ora ci siamo rifugiati in una strana chiesa appena fuori dalle vie principali per riprenderci dallo stordimento.

Non ho letto il nome della chiesa, né se sia cattolica o protestante: ha l’altare posto in mezzo alla navata e le sedie disposte tutt’attorno.

Nonostante i muri canditi e le stupende vetrate colorate, non mi piace particolarmente: ha un che di aziendale che non riesco a collegare, neanche sforzandomi, ad un’atmosfera sacra. L’ufficio parrocchiale dentro la chiesa, l’assoluta noncuranza alla presunta sacralità del luogo da parte di sagrestano e addetti, che sfaccendano, spostano sedie e fanno rumore come se fosse il salotto di casa…

E’ strano: nella terra conosciuta per il cattolicesimo tendenzialmente oscurantista, mi aspettavo più serietà ecclesiastica…

 

Ore 23.14, Bed and Breakfast Trieste, 
Salthill, Galway. 

Sono rimescolata da strane, contrastanti sensazioni.

Sarà l’Irlanda a suscitarmele oppure sono io?

 

Erano tanti anni che non viaggiavo come si deve ed ora sento un senso come di vertigine davanti alle infinite possibilità del mondo fuori dall’Italia. Me n’ero davvero dimenticata, di questa sensazione inebriante e liberatoria? Mi ero davvero illusa che fosse dovuta solo all’incoscienza dei vent’anni, e non ad un modo diverso di vivere e intendere il mondo?

Cerco di darmi risposte pacate, di non farmi prendere dall’entusiasmo, dall’affinità elettiva che sento verso questa terra.

Ma è possibile avere risposte pacate qui, dove niente è pacato e tutto è ad eccessi?

 

Advertisements

2 thoughts on “Irlanda, #giorno3 – Alla scoperta di Galway

Lascia un commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s