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Irlanda, #giorno4: tra chiese e leggende

 

Ore 11.30 (circa), St Nicholas Church, Galway

“Qui in Irlanda abbiamo tre tipi di tempo: quando piove, quando sta per piovere o quando ha appena piovuto”,  aveva detto l’altro ieri l’autista del tour, riportando un detto popolare.

Bene, oggi siamo a cavallo di tutti e tre questi tipi di tempo.

Fuori c’è il mercato ed un vento gelido che taglia a fette. Dentro c’è un coro lirico che prova inni sacri, e soprattutto c’è un piacevole tepore. E non bisogna pagare la consumazione 🙂

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Avremmo voluto vedere le Isole Aran, oggi, ma le previsioni erano troppo brutte, così eccoci di nuovo qui.

Oggi è una giornata fredda e grigia e Galway ha un’aria corrucciata, ma nonostante il clima mantiene uno spirito totalmente diverso dalle città italiane: più vivace e meno “adagiato”, ecco.

Un ritmo diverso.

 PS. Questa chiesa è più bella di quella di ieri.

PPS. Dopo due mattine di Irish breakfast, oggi ci siamo arresi e siamo passati alla cara,vecchia e classica “continental”.

Ore 13.00 (circa), pranzo in un posto che si 
chiama McCambridge, Galway.

Lo sapevo che la zuppa del giorno sarebbe stata la nostra salvezza irlandese, quando non avessimo voluto mangiare del fritto o dello stufato.

 

E anche se mangiare i piatti locali e non cercare il cibo italiano all’estero è sempre stato un mio vanto, a fine vacanza voglio sfondarmi per una settimana con della pastasciutta fatta come si deve. Sia chiaro.

 

Stando qui, comunque, mi rendo conto che per tanti anni mi sono legata ad una visione un po’ auto referenziata dell’Italia, del tipo “l’Italia è sempre e comunque il posto più bello del mondo”.

Può anche essere vero, ma mi viene da pensare che tende a vivere delle glorie passate, bardandosi dei meriti degli altri perché le facciano da scudo e giustificazione per le attuali debolezze.

 

Da qui vedo un paese invecchiato, rancoroso, un po’ cafone. Come se il turismo ci fosse dovuto e tutti dovessero prendere le nostre mancanze come forze, mentre noi gliele sbattiamo in faccia con arroganza perché tanto “l’Italia è il Belpaese!”.

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Arte di strada, Galway

 

  • Qui invece vedo un paese che ha l’umiltà di chi conosce i propri limiti e che tenta di andare incontro a chi lo cerca.
  • Vedo gente sorridente e alla mano, che butta le cartacce nei cestini, che aiuta se vede qualcuno in difficoltà e che non cerca di fregare sempre il prossimo; vedo servizi organizzati e efficienti e una città pulita, civile e cordiale. Vedo gente che VIVE la cultura anche per strada, e non solo nei musei.
  • Vedo un paese a misura d’uomo, e non a misura di burocrazia. In Italia è un’odissea persino fare il biglietto per il pullman, mentre qua basta salire e trick, l’autista stampa il biglietto… E senza maggiorazioni. Tanto per fare un esempio.

Probabilmente sono troppo severa con il mio paese e troppo presa dal fascino di questa terra per essere davvero obiettiva. Ma santo cielo, qui è tutto così umano!

 

Ore 17.30, Bed and Breakfast Trieste, 
Salthill, Galway 

Oggi il vento non ha dato tregua… Una lama affilata che entra nella carne e rivolta corpo e animo come un calzino, togliendo inutili costrutti e lasciandomi sola con ciò che sono, ciò che voglio, ciò che sento.

Sono sempre stata una collettrice di storie, un’avida lettrice di libri, fiabe, mitologia.

L’Irlanda mi piace perché è una terra di storie e cantastorie, dove la realtà povera e difficile ha partorito una varietà di favole, miti e folklore invidiabile.

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Scaffali e scaffali di mitologia irlandese

 

Alcuni esempi?

 

La storia del CLADDAGH RING… 

 

l’anello di leggendaria origine la cui tradizione affonda nel quartiere pescatore del Claddagh (Galway), che veniva passato di madre in figlia e che raffigura un cuore sormontato da una corona e retto da due mani: un anello di fidanzamento, di amicizia e lealtà, il cui significato varia a seconda del modo in cui viene portato. “The hands are for friendship, the heart is for love, and loyalty is shown with the crown up above”, recita la frase fuori dal Claddagh Ring Museum. Curioso, no? ¹

Oppure la leggenda dell’isola di HY BRAZIL…

 

Una terra magica che si scorge, si dice, al largo delle Isole Aran nelle giornate limpide e che qualcuno identifica come regno delle fate, o terra degli antichi dei irlandesi, i Tuatha De Dannan, e che gli uomini avevano tentato in tempi antichi di abbordare mentre risaliva il fiume Corrib: ma i quattro giovani incaricati di fissare puntelli di ferro alle quattro estremità dell’isola per evitare che svanisse erano rimasti incantati dalla stupenda bellezza della terra fatata, che era così sparita all’improvviso, facendo annegare nel fiume quelle persone che già vi avevano messo piede. Tra di esse, si dice, c’era anche la bellissima figlia del sovrano degli uomini, Gaillimh, il cui nome è diventato poi quello della città della baia… ²

Ore 20.20 (circa), creperia bretone 
Java’s, Galway.

Entrare in un very typical Irish pub a causa della pioggia-mista-vento-mista-gelo e ordinare un tè caldo invece che la very typical bier per scaldarsi i piedi mentre si aspetta il pullman: FATTO.

Esperienza interessante per scoprire un tassello di vera Irlanda, fatto di partite di calcio e amichevoli bevute in compagnia.

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Una pinta di tè caldo, grazie

 

Ma quanto poi i “tasselli di vera Irlanda” alle 20.00 mi impediscono di trovare un posto in cui mangiare perché tutti cenano alle 17.00, allora mi piacciono un po’ di meno.

Qui l’orario della cena è dalle 17.00 alle 20.00 e questo, temo, è un aspetto di Irlanda a cui fatico ad adattarmi.

Ora ci siamo infilati in questa adorabile creperia bretone, un posticino caldo e alla mano con muri rossi, divanetti bassi e luci soffuse, così carino che ha fatto persino sparire il mio iniziale malumore dovuto al tempo da cani.

E’ buffo mangiare bretone in Irlanda, ma forse non più che mangiare italiano, turco o giapponese.

twitter: @sguardoinbilico


 

¹ nda: al Claddagh Ring, ai suoi significati e alle leggende che lo riguardano dedicherò un post tutto suo 🙂

² Questa è una leggenda che ho trovato nella raccolta “Galway Bay Folk Tales” a cura di Rab Fulton, storyteller e autore originario del Connemara. Come si fa a non restare ammaliati?

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