Home

Irlanda, #giorno6: Hills of Connemara

 

Ore 14.00 circa, Kylemore Abbey, Connemara

Di nuovo on the road oggi, per il tour nel Connemara.

Abbiamo disertato la visita alla Kylemore Abbey, ai giardini e alla chiesetta neogotica per un motivo solo: costava troppo. E tutte le guide dicevano che ehi, sotto sotto non ne valeva la pena. Piccoli venali squattrinati crescono. Così siamo rimasti al caffè a ripigliarci dal vento glaciale e a recollect (buffo quando non vengono le parole in italiano, eh?) i pensieri.

Che sono tanti e svolazzano qui e là e portano tutti il nome “Connemara” – pronunciato all’inglese, con la r arrotolata all’indietro – e del Connemara hanno i colori.

 

Hi Guys – il nostro autista – ha spiegato un sacco di cose mentre il pullman ballonzolava pericolosamente sulle strette stradine che ci hanno portati attraverso Moycullen, Oughterand sul Lough Corrib e poi al Maam Cross…

Una ondulata distesa di spettacolare niente color verde, marrone, violaceo e blu intenso da cui si sollevavano, quasi per magia, spoglie montagne e pochi, pochissimi cottage, ma tanti, tantissimi minuscoli laghi, ruscelli e torbiere.

 

DSCF5151

 

L’acqua forma come un reticolo di vene in terre dove la vita sembra appartenere solo all’erba e alle pecore, e probabilmente a qualche roccia magica. Hi Guys ci ha spiegato che qui, alle fate, la gente ci crede davvero. E come potrebbe essere altrimenti?

È come se l’essere umano qui non avesse voce in capitolo in alcunché, neanche nella sua stessa sopravvivenza.

 

Hi Guys in realtà si chiama Darren e parla senza sosta nel microfono con marcato accento irlandese. L’abbiamo soprannominato così perché ogni volta che accende il microfono attacca con “Hi guys”, e poi ci racconta i luoghi della sua infanzia e gli aneddoti su quella splendida regione che è il Connemara.

Alcuni esempi?

 

  • L’elettricità in questa zona è arrivata solo negli anni Cinquanta. Sarebbe anche arrivata prima, ma a causa dell’isolamento della regione e delle oggettive difficoltà di ricezione, la società che forniva l’energia elettrica aveva imposto una pesante tassa di contributo sulla gente del Connemara… Che giustamente si è incazzata. La questione si è risolta solo qualche tempo dopo, quando la società ha ritirato la tassa e iniziato i lavori.
  • Il Connemara è ancora oggi una regione in larga parte autosufficiente. “Non troverete supermarket, nei paesi del Connemara” ci ha spiegato Hi Guys, “al massimo l’emporio, che in passato faceva anche da ufficio postale e da punto di riferimento per il paese”.
  • Qui alcune persone in certe sere lasciano del latte fuori dalla porta per amicarsi il “piccolo popolo” che abita queste terra. Dopo aver visto queste immensità, riesco a capirne il motivo: il sovrannaturale qui vive abbracciato al naturale.

 

DSCF5086

Killary Harbour, Leenane

Dopo il Maam Cross siamo arrivati a Leenane, proprio sotto i monti Maumturk, e da lì abbiamo percorso la strada lungo il Killary Harbour, l’unico fiordo dell’Irlanda, per arrivare alla Kylemore Abbey, probabilmente il posto più commerciale visto in questa vacanza…

 Prima di essere un collegio com’è ora e un’abbazia com’era prima della guerra, l’edificio della Kylemore Abbey era stata l’abitazione del finanziere e parlamentare inglese Mitchell Henry, rappresentante a Londra della Contea di Galway, e della sua famiglia.

 

Si dice che quando visitò la regione con sua moglie Margaret Vaughan nel 1850, durante la loro luna di miele, la donna rimase tanto ammaliata dalla bellezza della zona che il marito comprò i 15mila acri tutt’attorno come segno d’amore per lei. Il castello ospitò i due coniugi e i loro nove figli fino a quando Margaret, nel 1874, non si ammalò a seguito di una vacanza in Egitto: morì a soli 45 anni dopo sedici giorni di malattia. Il marito, affranto, la fece seppellire in un piccolo mausoleo appositamente ideato e fece costruire in sua memoria la piccola chiesetta neogotica… Ed è per questo che lo stile gotico dell’insieme è addolcito da elementi quasi femminili, come angeli sorridenti e decorazioni di fiori al posto dei gargoyle.

DSCF5101

Kylemore Abbey

Ore 19.24, Fish & Chips McDonagh’s, Galway.

Stare in Irlanda e non mangiare, almeno una volta, un fish and chips come si deve è come stare in Italia e non mangiare una pasta al pomodoro. Grandi classici della cucina autoctona, insomma.

Fa comunque un certo effetto mangiare di gusto quando l’ultima tappa del tour di oggi era al villaggio irlandese abbandonato nei pressi di Ros a’ Mhíl, uno dei tanti abbandonati durante la Great Famine (1845-1852).

 

Il termine, an Gorta Mór in gaelico, indica una  terribile carestia che decimò la popolazione irlandese e spinse più di un milione di persone ad emigrare in massa, salpando nelle cosiddette Coffin Ships, le “bare galleggianti”. Hi Guys ci ha spiegato che la Grande Fame è stata una delle cause per il collasso della lingua tradizionale irlandese, perchè morirono troppe persone e chi emigrava cercava di parlare inglese, per non essere bollato come “poveraccio irlandese”.

Tutto il mondo è paese, e la storia irlandese e quella italiana per certi aspetti non sono così distanti. Mi sento vicina a questo popolo.

 

“I tuoi esuli parlano lingue straniere, si addormentano soli sognando i tuoi cieli, si ritrovano persi in un paese lontano, a sognare una terra di profughi e santi” (MCR). Già.

Irish Cottage, Ros a’ Mhíl

Irish Cottage, Ros a’ Mhíl

In tutto questo, ho deciso che amo i cottage tradizionali con il tetto di paglia. Un tetto simile costa sui 15mila euro e che può durare fino a 25 anni. L’intreccio che ciascun tetto ha sulla sommità dello spiovente è un po’ la firma di chi l’ha realizzato: stesso intreccio, stessa ditta. E per quanto riguarda le tre minuscole finestrelle che ci sono sul davanti, il saggio Hi Guys ci ha ricordato le tasse che Cromwell aveva imposto all’isola, tra cui la tassa sul vetro….

Per cui gli irlandesi – che forse erano poveri ma certo non scemi, e ben poco inclini a farsi prendere per il culo dagli inglesi – hanno risolto la questione costruendo finestre piccolissime. Tiè, Cromwell.

 

La vastità delle distanze del Connemara mi ha lasciata sbalordita. Chilometri e chilometri in mezzo al nulla, interrotti solo talvolta da qualche gregge di pecore-cane pascolanti sulla strada. In Italia non siamo abituati a questi spazi ampi e immutabili: abbiamo tantissimi gioielli in una terra che è un portagioie stracolmo, mentre qui la natura è più simile ad un drappo di broccato e seta srotolato su un tavolo e agitato dal vento.

E per trovare la vera bellezza la devi percorrere e vivere secondo le sue regole.

 

Advertisements

Lascia un commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s