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Irlanda, #giorno7: alla fine del viaggio

 

Ore 10 e qualcosa, spiaggia di Salthill, Galway 

Ultimo giorno qui e primo giorno sulla spiaggia. A parte noi, ci sono solo una famigliola e una dog-sitter con quattro cani. Ah, e un boxer che vaga con aria sperduta sul bagnasciuga, chiedendo una carezza con occhi tristi alle persone che incrocia.

Per il resto, solo la risacca dell’oceano e il vento, ormai nostro fedele compagno di vacanza.

 

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Qui mi sento come se la vita si prendesse i suoi giusti tempi per viversi.

 

Forse non è mai giusto idealizzare un posto, ma se è la prima impressione quella che conta, allora io amo l’Irlanda, senza se e senza ma.

 

Ore 15.37, Galway’s Cathedral

C’è voluto l’ultimo giorno perché arrivassimo a vedere la cattedrale di Galway!

Abbiamo percorso la stradina lungo il canale che, tra chiuse e minuscoli parchi, conduce fino all’isola nel fiume Corrib e alla chiesa, ed ora eccoci qui. È bello – abbiamo scoperto – sederci per un po’ in chiesa quando vogliamo riprenderci dal vento: c’è silenzio e io riesco a scrivere senza che mi volino i fogli dappertutto.

Questa chiesa è splendida.

E’ fatta tutta di pietra grigia, ma ha stupendi rosoni e vetrate variopinte ed è pervasa da una sorta di linda sacralità… Abbiamo pure la colonna sonora: in fondo alla navata c’è un organo immenso e l’organista suona intrecci di note. Mi dicono che potrebbe essere Bach e io mi fido. Mi piace questo posto.

Un rosone

Un rosone

 

Camminando per l’ultima volta nelle strade di Galway, stamattina, riflettevamo su quanto andare all’estero, “uscire” insomma dal contesto abituale, aiuti a guardare quello stesso contesto in modo diverso.

“Si viaggia non per conoscere posti nuovi, ma per conoscere meglio se stessi”.

 

Ciò che questo viaggio ha (ri)messo in moto è la smania di muoversi. L’Italia sembra un paese drammaticamente fermo: come mai non me n’ero mai accorta? E pensare che scrivo, analizzo, macino quotidianamente articoli e opinioni.

 

Oggi abbiamo conosciuto un ragazzo italiano, di Rimini, che vive a Galway e lavora in una gelateria… Non abbiamo fatto a tempo a mettere piede nel negozio che lui ci guarda e ci fa: “Italiani, eh?”. E mentre ci riempiva il cono con un sacco di gelato che finalmente sembrava un gelato vero e non qualcosa di chimico, abbiamo fatto due parole: come si vive a Galway, lui come si trova, come sono gli stipendi, com’è la qualità della vita, e via dicendo. Ci ha confermato che Galway è una città:

  • Sicura: infatti nessuno ha le persiano al pianterreno, perché nessuno si sente minacciato;
  • Stimolante;
  • Corretta: “qui lo stipendio te lo pagano con una puntualità che in Italia non ci immaginiamo neanche. Idem con gli straordinari. Nessuno si sogna di farti lavorare gratis”.

Proprio come in Italia, davvero.

Oggi è una giornata dedicata a quel rimpianto-misto-progetti che ricorda ogni minuto una realtà drammatica: è l’ultimo giorno, rassegnatevi.

 

Ore 16.47, Charles Byrne’s Bookshop, Galway 

Sono in paradiso. Adieu, rimango qui.

 

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Il paradiso si chiama Charles Byrne’s Bookshop ed è il posto più bello del mondo.

Dopo le Aran, forse.

 

È la libreria più grande che abbia mai visto… ma non un megastore: una libreria old style in piena regola, un dedalo di stanze, gradini e soppalchi pieni fino a scoppiare di MIGLIAIA di libri. Vecchi e nuovi. Antichi o di seconda mano.

E poi stampe d’epoca, cartoline spiegazzate, sgabellini scompagnati per raggiungere gli scaffali più alti e poltroncine nascoste per chi vuole sfogliare qualche libro.

Mi sono innamorata. C’è un odore di saggio e antico qui, quel buon profumo di carta vissuta e ancora da vivere che hanno solo le librerie con una storia e, soprattutto, con dentro tante storie. Comprese quelle di chi entra a perdersi per un po’.

 

Ore 19.30 (circa), King’s Head, Galway.

In attesa dell’Irish stew e di un piatto che, onestamente, non ho idea di cosa sia, penso che finire il viaggio nel posto più caratteristico di Galway possa essere un buon segno.Spero.

 

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Il King’s Head è un pub vecchio all’incirca 800 anni: l’edificio era già evidenziato in alcune mappe del XIII secolo, ma deve la sua fama (e il suo nome) alla leggenda secondo cui è stato un abitante di Galway, tale Richard Gunning, a proporsi volontario come boia per l’esecuzione del re inglese Carlo I, dal momento che il boia ufficiale della città di Londra Richard Brandon si era rifiutato di decapitare un “principe di sangue reale”.

 

La stessa leggenda dice che Gunning sia poi stato udito raccontare in una taverna di Galway di come avesse ”sentito i muscoli del collo del re d’Inghilterra” durante l’esecuzione. Leggenda, appunto, perché alcune evidenze storiche indicano invece come reale esecutore Peter Stubbers, il braccio destro di Cromwell, che venne investito della carica di governatore militare di Galway dopo che le truppe di Cromwell ebbero preso il controllo della città (nel 1653).

La cosa “curiosa” è che Stubbers si impossessò a Galway anche della casa del precedente governatore, Thomas Lynch Fitz-Ambrose, una splendida casa in High Street… Che altro non era se non l’edificio che ora ospita The King’s Head!

 

Ore 23.15, Bed and Breakfast Trieste, 
Salthill, Galway. 

Eccoci qui, valige fatte e un latente senso di perdita.

Galway ci dà la buonanotte con due stelle cadenti e il packed lunch che Mary, la nostra splendida ospite, ci ha fatto trovare sul letto. “Qualcosa da mangiare per domani, durante il viaggio”.

 

Mi mancherà tutto, qui (ecco, la Irish breakfast forse no).

 

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