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Elogio alle caffetterie

 

Dall’Irlanda mi sono portata la malinconia, ma anche la rivalutazione di quell’italianità tipica, casereccia e insieme raffinata che trova la sua maggiore incarnazione in ciò che all’estero non riusciranno mai ad emulare, per quanto si sforzino…

Le caffetterie italiane.

Altrimenti note come “il bar sotto casa”.

 

Cioè quei posti a metà tra il salotto e il sottomuseo antropologico locale dove il caffè al banco entro 60 secondi dall’ordinazione è sancito più o meno per legge, dove nessuno chiede un generico “espresso” ma l’infinita gamma delle sue variazioni più o meno fantasiose e dove si consuma il sacro rito del caffè-come-dio-comanda senza che nessuno (o quasi) si sogni di farsi mettere fretta.

Perché prendere un caffè non è solo “prendere un caffè e ciao”. Significa – almeno per me – ritagliarmi un momentino di pace esistenziale e di atmosfera simili-bohemienne sospesa, dove:

  • sedermi senza che per pagare quel caffè debba fare un mutuo ventennale;
  • come diretta conseguenza del primo punto, prendermi tutto il tempo che mi pare, fosse anche per guardare per aria, senza che un cameriere tignoso mi lanci occhiate minatorie;
  • leggere il giornale;
  • leggere qualche pagina di un libro, se il giornale è occupato;
  • scrivere: immergersi e astrarmi nel viavai di persone, nelle risate di altri e nel profumo di caffè macinato mi ispira sempre sfarfallamenti di pensieri.

 

E’ una somma di elementi che mi rende il caffè preso nel bar sbagliato estremamente fastidioso, e quello preso nel bar giusto estremamente terapeutico.

 

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Non è facile trovare la caffetteria giusta.

♥     Mi piacciono quelle piccine e caratteristiche, un po’ scombinate magari ma raffinate nella sostanza, quelle che hanno un po’ di carattere e soprattutto non hanno banconi a specchio, perché specchiarmi in un bancone del bar la mattina di buon’ora è tremendo per l’umore e l’autostima. Quelle arredate con il legno e non con la plastica, dove si respira un’atmosfera un po’ retrò.

… Perché sotto sotto a volte  sono convinta di essere nata nel secolo, o perlomeno nel decennio sbagliato… 

♥    Mi piacciono quelle dove dopo qualche volta che ci vado, le cameriere mi salutano come una di casa, e dopo qualche altra volta iniziano a chiacchierare, e poi inizio a riconoscere gli altri clienti abituali.

♥    Mi piacciono le conoscenze nate così, per caso, davanti ad un caffè, perché la tazzina di caffè (ristretto, lungo, macchiato caldo, macchiato freddo, marocchino, senza zucchero, con zucchero di canna, con latte a parte, cappuccino, cappuccino doppia schiuma, caffè d’orzo tazza grande, caffè d’orzo in tazza piccola, decaffeinato, eccetera) diventa una collettrice di storie, anello di congiunzione tra tante vite che si incrociano lì, in quei 60 secondi o dieci minuti, e chissà cosa si può scoprire.

Io scelgo la caffetteria con il cuore prima che con la testa.

 

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E giusto perché va bene la poesia,  ma pensiamo anche alla sostanza, vi pubblico i link alle mie due caffetterie milanesi preferite: questo perché ritengo sia giusto fare pubblicità a chi fa un buon servizio, E soprattutto a chi fa un buon caffè 😀

Pause Cafè, via Ozanam    → è sia caffetteria che negozio di abiti e accessori vintage, un angolino minuscolo e affascinante dove si possono leggere tre o quattro giornali diversi, si parla di moda e viaggi e ci si sente a casa. Per davvero.

Caffè Sansovino, viale Abruzzi 37   →  ha aperto da poco, e fa caffetteria, pasticceria e gelateria. Insomma, in paradiso dei golosi. Io sono innamorata dei tavoli di legno, delle tinte bianco-panna e delle tovagliette  decorate.

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