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Bergamo, la Città dei Mille

 

«D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda».  (Italo Calvino, “Le città invisibili”)

Mi sono chiesta spesso a quale domanda corrisponda Bergamo, ma una risposta me la dà sempre uguale, ed è una parola sola: casa.

Dimenticate per un secondo tutto ciò che sapete o pensate su Bergamo. Dimenticate che la Lega Nord ha eletto la bergamasca come palco ideale per i suoi strampalati comizi. Dimenticate che le cose più note di Bergamo sono la polenta, l’aeroporto di Orio al Serio e l’Atalanta (ultras compresi). Dimenticate pure che io sono bergamasca e che, forse, potrei essere di parte.

Dimenticate tutto, chiudete gli occhi e seguitemi con il pensiero.

 

Immaginate una città color bianco e ocra aggrappata ad una collina. Immaginate un profilo a guglie, tetti e piccole torri. Immaginate una cerchia di mura pressoché intatte, bordate di alberi verdi, e un orlo di montagne appena dietro. La vedete? Ecco, ora immaginate di arrampicarvi in quella cittadina fortificata color della terra e di trovarvi stretti tra vicoli ombrosi, cortili nascosti e case dai vecchi portoni. Immaginate la pace e la suggestione.

Ecco, siete a Bergamo.

Il profilo di Città Alta

Il profilo di Città Alta

A Città Alta, per la precisione, il vecchio centro storico rinchiuso tra le mura venete che guarda alle due valli bergamasche – Seriana e Brembana-  e a tutta la pianura Padana. Nelle giornate limpide dalle mura si può vedere il profilo di Milano, laggiù in fondo, e in quelle ancor più limpide persino un’ombra di Appennini.

Ad accogliere il visitatore, appena fuori dalla stazione, c’è (un cantiere infinito e) l’Arlecchino, maschera tradizionale della commedia dell’arte la cui origine sarebbe proprio bergamasca:

Me sò in arte l’Arlechì, impò balòss e berechi,

prèss a Berghem sò nassìt, in töt ol mond sò conossìt.

(dal dialetto bergamasco: “Sono in arte l’Arlecchino, un po’ scaltro e birichino, presso Bergamo son nato, e in tutto il mondo rinomato”)

Scultura che raffigura l'Arlecchino bergamasco

Scultura che raffigura l’Arlecchino bergamasco

E’ interessante sapere che Bergamo, nonostante sia spesso affiancata all’idea di città un po’ provinciale e chiusa in un bigottismo di matrice religiosa, abbia in realtà una antichissima e articolata tradizione teatrale, che si sviluppa ancora oggi nella gran quantità di compagnie teatrali amatoriali e nel successo dei festival dedicati (QUI potete trovare un’intervista al direttore del Teatro Donizetti di Bergamo).

Via Papa Giovanni XXIII conduce lo sguardo e i piedi dritti come una freccia su fino a Città Alta. Si può scegliere se salire con la funicolare, farsela a piedi con una delle innumerevoli e ripide scalette che conducono al borgo vecchio, farsela a piedi ma lungo la strada che percorre la base delle mura e passa attraverso Porta Sant’Agostino, oppure prendere il pullman. A voi la scelta. Noi, almeno una volta, abbiamo provato ciascuna di queste opzioni: ieri è toccato al pullman. La vecchiaia…. 🙂

E qui, le possibilità sono due: le Mura, o il borgo vecchio.

Le Mura venete

Le mura rappresentano, per i bergamaschi e non solo, un’infinità di cose:

  • Romanticismo: sono forse uno dei posti più romantici e accessibili dove portare (o farsi portare da) la propria dolce metà. Specie al tramonto. Fidatevi.
  • Relax: i prati e i parchetti creati lungo il perimetro delle mura su quelli che un tempo erano i baluardi di difesa sono pieni di gente che dorme, legge, si stiracchia, studia, eccetera. Io stessa ho dormito, letto, studiato e mi sono stiracchiata sulle mura un’infinità di volte: parlo per esperienza.
  • Filosofia. Le conversazioni più interessanti e profonde con amici o fidanzato sono nate sulla Mura: non so se questa sia una garanzia di qualità, ma tant’è.
  • Fuga: sottinteso “da scuola”. Le mura sono tra i posti preferiti dagli studenti che bigiano. Si contende il primato il Parco della Rocca, che comunque è anch’esso costruito sulle mura.
  • Reminiscenze e improvvisazioni geografiche: “Vedi là? Ecco, quella è Milano”. “Ma va’, Milano è più da quella parte!”. “E quella che valle è?”. “Sai, sie sèmper che con la me fomna” (trad: “ero sempre qui con mia moglie”). “An sia suegn!” (“Eravamo giovani!”). Eccetera.
  • Fotografie. Sempre e comunque. All’alba o al tramonto o a mezzodì. Foto romantiche, selfie, eccetera. Ma foto. Ne so qualcosa
Dicevasi, dei parchi sulle mura? :)

Dicevasi, dei parchi sulle mura? 🙂

 

Le Mura sono uno spazio verticale di sospensione tra la città bassa e la alta: sembra di stare affacciati al mondo, da lassù.

 

Nelle Mura si aprono quattro porte: Porta San Giacomo, Porta Sant’Agostino, Porta San Lorenzo e Porta Sant’Alessandro. Per Porta San Giacomo si passa solo a piedi ed è quella più turistica, Porta Sant’Agostino la collego sempre all’università e alle corse per non perdere il pullman, Porta San Lorenzo è piccola e nascosta e sembra rimasta indietro nel tempo, e Porta Sant’Alessandro conduce dietro la città, nei vicoli di Borgo Canale e verso la Valle di Astino oppure verso San Vigilio, il posto “delle case dei ricchi”.

Quattro porte, quattro anime.

Poi ci sono le scalette. Non so di preciso quante siano le scalette che uniscono i due livelli di Bergamo: so che sono tante, e la maggior parte sconosciute ai più. Sono sottili reticoli sconnessi e ombrosi di gradini e acciottolato che si arrampicano tra vecchie case e muriccioli: a parte le più frequentate (tipo quella che arriva a Porta San Giacomo), di notte sono molto buie. Il che è un bene, perché si vedono le lucciole e hanno tutto un loro fascino, ma anche un male, perché ci rischi le caviglie ad ogni passo. Inoltre, beh, sono pur sempre stradine buie e isolate: meglio tenerlo presente.

Qualche consiglio? Non fare con i tacchi. O comunque non con scarpe scomode. E farle di giorno: sono molto più suggestive e sembra di essere in campagna.

Città Alta, il borgo vecchio
Piazza Mercato delle Scarpe

Piazza Mercato delle Scarpe

Piazza Mercato delle Scarpe. Ora, spiegatemi come non si può trovare adorabile un posto che ha questo nome, ad esempio. O un centro storico dove le vie sono come delle feritoie, strette strette come a impedire che passi la luce, e dove le case stanno compresse l’una accanto all’altra come a fronteggiare nemici invisibili e farsi forza l’una con l’altra. Salvo poi aprirsi in un sorriso di cortile, o di cancello, o di vaso fiorito.

Città Alta sembra una vecchia scorbutica che però poi sorride, mostra i denti vecchiotti e intanto ti accoglie con profumo di dolcetti e caffè.

 

Al netto delle frotte di visitatori della domenica pomeriggio (acuiti dal fatto che ieri si teneva l’annuale meeting internazionale dei Maestri del Paesaggio, che per l’occasione aveva trasformato l’altrimenti austera e sobria Piazza Vecchia in un giardino variopinto e allegro), mi ha sempre ammaliata quell’aria un po’ stranita della Bergamo turistica, come se si fosse messa in ghingheri e non si sentisse del tutto a suo agio.

Consigli e curiosità….  

  • Provate il dolce tipico locale: è una polentina di marzapane dolce con cioccolato che si chiama “Polenta e osei”, nome in dialetto che sottolinea la somiglianza del dolcetto con un altro piatto tipico della tradizione gastronomica bergamasca, la polenta con i capponi!
  • Sempre per restare in tema alimentare, in Piazza Mercato delle Scarpe c’è il migliore fast-food che possiate trovare: si chiama PolentOne ed è nato dall’idea di un bergamasco che ha reso fast il tipico food della zona, cioè la polenta! Si può scegliere se mangiare polenta gialla o polenta taragna, condita a scelta con salse o formaggi. Merita, anche solo per la genialata dell’idea. Ma anche perché è buona 🙂
  • Dietro Piazza Vecchia ci sono il Duomo, la stupenda Basilica di Santa Maria Maggiore (sottolineo: stu-pen-da!) con il battistero, e la Cappella Colleoni. Una leggenda dice che toccare lo stemma della famiglia Colleoni posto sull’inferriata – le cosiddette “tre palle del Colleoni”! – porti fortuna. Chissà! 🙂
  • Uscendo da Città Alta attraverso Porta Sant’Alessandro, si può scegliere se salire con la funicolare fino a San Vigilio – la zona residenziale chic della città – da dove si gode di un panorama mozzafiato, oppure percorrere le viuzze di Borgo Canale… Un vecchio quartiere costruito attorno alla chiesa di Santa Grata, dove il tempo sembra essersi fermato: da lì è possibile “scendere” verso via Sudorno e la stupenda Valle di Astino, una valletta piena di muretti a secco, terrazzamenti, alberi di fico e panorami più simili all’entroterra ligure (mare a parte) che a quello bergamasco.¹

¹  [mi scuso per l’alone luminoso di alcune fotografie: ero convinta che fosse la “stupenda luce di Bergamo”, poi mi sono accorta che avevo il vetro dell’obiettivo sporco. Questo vi fa capire la mia abilità fotografica, ma nessun problema: migliorerò. Promesso 🙂 ]

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