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Spazi di silenzio

Ogni volta che torno a casa, il primo cambiamento non lo vedo nel paesaggio, né lo percepisco nel caos che si dirada o nello sguardo che si allunga senza scontrarsi con un palazzo. Lo sento nel rumore. Anzi, nell’assenza di rumore.

Che non è una cosa così immediata.

♥    Perché quando abiti a Milano da un po’, il rumore smette di darti fastidio e diventa un po’ anche compagnia: sta lì, un ronzio di sottofondo, inframezzato dalle sirene di qualche ambulanza, dal rombo sporadico delle moto, dalle macchine del viale un-po’-più-in-là, dal cicaleccio di studenti che passano sul marciapiedi o delle compagnie che fumano una sigaretta fuori dal ristorante, proprio sotto casa.

milano

Milano, quando il cielo sorride.

Il rumore fa parte del luogo, lo impregna e lo abita: avete mai pensato a quanto sarebbe terrificante una città senza rumori?

E quanto ci si abitua, a quella compagnia fatta della vita e dall’affanno di chissà quante altre persone e chissà quante altre storie, essa diventa quasi rassicurante. Fa sentire in qualche modo protetti, uno-dei-tanti. Per me è così.

Così quando torno a casa, nella mia cittadina in cima alla Valle Seriana e circondata dall’orlo ondulato delle montagne, il mio corpo in qualche modo la sente, l’assenza della compagnia quotidiana del rumore. La percepisce e forse davvero non è più abituato, perché la vive come una minaccia o una tensione.

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Clusone (BG): vista dal sagrato della Basilica

Non c’è rumore. Ci sono solo io, le orecchie tese a captare macchine lontane e che invece inciampano nel frinire dei grilli e negli alberi di Crosio e rimangono in attesa.

Gli spazi di silenzio che mi regala casa-mia, il paese dove sono cresciuta, sono in qualche modo un ritorno o una sfida, chissà.

E la cosa buffa è che solo quando si trova libero dal rumore cittadino di sottofondo, l’animo allora anela ad un silenzio ancora più profondo:

  • E se non sentissi nemmeno quelle auto distanti sulla provinciale?
  • E se tacesse pure l’eco delle sagre lontane?

Sono domande strane, quelle in cui ci si trova avvolti quando si lascia la mente e l’anima libere di correre dove gli pare. Domande che abitano lo spazio e lo plasmano, perché lo fanno vivere con tutti i sensi possibili. E perché in fondo nel silenzio non riesci a distrarti con la vita o i rumori di qualcun altro e sei costretto a guardarti, interrogarti ed ararti dentro come un campo. 

Così capita poi che quando infine mi abituo è già ora di tornare all’altra casa-mia, quella nuova, in città, e gli spazi di silenzio tornano a sbiadire. E a mancare. Cavolo, se mancano, dopo un po’.

 

 

Clusone (BG): la Spessa e il Pizzo Formico <3

Clusone (BG): la Spessa e il Pizzo Formico ❤

PS: la foto in apertura è stata fatta in montagna qualche tempo fa, salendo verso il Cimon della Bagozza. Un posto splendido. Le altre invece sono di Milano e di Clusone (BG), la mia città natale a cui prima o poi dedicherò un post come si deve, fatto di cuore e di foto decenti.

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