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Sulla via per Pavia

La Lombardia è un territorio contraddittorio e affascinante. Contraddittorio, perché vi convivono enormi centri produttivi e facce multiformi di campi e piccole cittadelle nascoste. Affascinante, perché è come una scatola che a furia di vederla sembra non celare nulla di nuovo, e invece riesce a stupire ogni volta.

Me ne sono convinta domenica, quando ho visitato per la prima volta la città di Pavia.

Per la prima volta, sì: a furia di guardare lontano in cerca di possibili mete, ho trascurato a lungo quelle vicine. Mea culpa.

Tra Milano e Pavia ci sono circa 35 chilometri, mezz’oretta in treno: una nullità di tempo che pure basta a passare da un mondo ad un altro.

Di mezzo c’è la campagna, di quella che in autunno fa venire voglia di inforcare una bicicletta e perdersi tra sentieri fangosi e geometrie di campi spogli, solcati dalle ruote dei trattori e dal volo di corvi stanchi. In questa stagione a cavallo tra estate e inverno la campagna pare vivere una sorta di silenzioso declino di color oro, verde secco e marrone e il cielo azzurro sbiadisce verso l’orizzonte in una bruma color argento che sfuma i contorni dei cipressi.

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Una Pa-via

Mi hanno detto in molti che Pavia è una città giovane – merito degli studenti e dell’ università – ma guardando al centro storico, ai terrazzini dalle balaustre lavorate e ai vicoli che si diramavano dalla strada principale a me ha fatto pensare ad un’anziana signora distinta, di quelle che stanno sedute sull’uscio con un grembiule a fiori pulito e le mani poggiate sul bastone a guardare la passata e salutare con un sorriso turisti e giovincelli.

Ma io ho l’abitudine di girare per le città con il naso all’insù, di guardare le case prima che le persone, di cercare di sentire la storia che scorre tra i muri, ed è forse per questo che provo una sorta di fascinazione per le città vecchiotte e alla mano e aborro palazzi nuovi e vetri scintillanti.

Ma andiamo per punti. Se dovessi dire cosa mi è piaciuto della città, da dove inizierei? 

♥   Dal fiume. Perché le città sui fiumi sono belle e perché l’acqua le fa diventare vive.

A Pavia scorre il Ticino, piatto e placido, con piccoli moli lungo le rive e barchette legate ai pali. Da una parte la città, con i suoi palazzi e la cupola del Duomo, e dall’altra le case caratteristiche del Borgo Basso (Burg-à-bass in dialetto pavese), le prime ad essere allagate quando il fiume esonda. Poveracce, sono così carine. Di mezzo, il Ponte Coperto. La siesta lungo il fiume merita, se vi capita.

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Borgo Basso

♥  M’è piaciuta la Minerva minacciosa che si erge in mezzo alla rotonda, poco distante dalla stazione, e che pare dire “Studia, zuccone!” a chi la guarda da sotto in su.

Ricorda che Pavia è una città universitaria (l’ateneo pavese pare risalga all’825 dc) e mi piace pensare che laddove la cultura è radicata da tanto tempo ci siano vibrazioni più intense ed una migliore qualità dell’aria, della vita e del sentire collettivo. Forse è un’utopia.

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Minacciosa la signora, eh?

♥   Mi sono piaciute le stupende bancarelle di antiquariato in Piazza Petrarca, un mercatino enorme e affascinante tra banchi di libri usati, vecchie stampe, orologi da taschino e abiti da sera di chissà quale epoca.

C’erano arredamenti degli anni Settanta, cartoline dei primi del Novecento, improbabili soprammobili e spille da-vecchia-zia, prime edizioni di libri illustrati e dischi… Insomma, una meraviglia! Ci abbiamo perso mezza mattina, e sono convinta che quando avrò una casa mia la riempirò di poetico ciarpame d’epoca e anticaglie suggestive. Chissà 🙂

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♥   I colori degli edifici.

Avete mai notato quanto siano armonici i colori delle case e dei palazzi nelle vecchie città? Tutta la nostra scienza di ferro vetro e cemento armato riesce solo a creare casermoni grigi come scatole da scarpe sotto la pioggia.

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C’è però da dire che non è tutto oro quello che luccica, e che in realtà noi eravamo andati a Pavia per vedere la sagra Autunno Pavese DOC , quest’anno alla 62^ edizione … Che ci ha un po’ delusi, diciamocelo. Speravamo in un tripudio di sapori autunnali e stand degustativi, ma i banchi erano pochi, la fiera piccola e quanto al cibo… Beh, era buono, ma il rapporto qualità-prezzo-quantità lasciava un po’ a desiderare. Insomma, tanto fumo e poco arrosto… Gelato alla zucca e allo zola a parte 😀


PS: Ho aspettato qualche giorno a scrivere questo post perché domenica sera il rientro a Pavia ci è costato qualcosa tipo quattro ore di attesa in stazione, a causa della sfortunata combinazione “incidente mortale sulle rotaie + totale incapacità di Trenord nella gestione delle emergenze ferroviarie” e di quei “240 minuti di ritardo” che continuavano a crescere sul monitor delle partenze. Va da sé che se avessi scritto il post in diretta sarebbero stati fuoco e fiamme contro Pavia e tutto quanto 😀

foto treni

Il panico….

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