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L’artigiano in fiera – consigli per la sopravvivenza

A Milano è arrivato l‘Artigiano in Fiera, la colossale fiera dell’artigianato internazionale che sancisce ufficialmente l’inizio dei convulsi acquisti pre-natalizi.Il milanese tipo con l’Artigiano in Fiera si sente autorizzato ad avviare le spese folli (perché in fondo “ora arriva il Natale…”), condite però da un pizzico di snobismo che non guasta mai, quello del “Mi tocca andare alla fiera dell’artigianato, che sbatti, ci sarà un casino di gente…”, come se qualcuno ce lo portasse a forza. Tant’è.

La fiera è, oggettivamente, una prova di grande resistenza fisica, psicologica e morale.

Fisica, perché è talmente immensa da sfiancare persino un maratoneta esperto. Psicologica, perché ce ne vuole a non lasciarsi tentare dalla marea di oggettini, sciarpe, suggestioni, profumi e colori che ti offre in ogni metro quadro. E anche morale, perché il senso di colpa è sempre in agguato e tocca imparare a conviverci, almeno per i due giorni successivi in cui ci si chiederà cosa, effettivamente, ci abbia spinti a comprare quella stupenda lanterna turca che non useremo mai, o quella crema profumata che no, in realtà non ci serviva e si sommerà a tutte le altre nell’armadietto del bagno.

Ma la cosa più buffa è che NE VALE ASSOLUTAMENTE LA PENA.

Forse è commerciale. Forse è caotica. Forse è tentatrice. Ma è anche bella e colorata e porta in un unico spazio persone, suoni, storie e suggestioni da tutto il mondo, e lo fa pure gratis.

Così – reduce da cinque ore di fiera, con i piedi a pezzi ma l’umore risollevato – ho pensato che potesse essere interessante condividere alcuni CONSIGLI di SOPRAVVIVENZA.

 Andateci in settimana. Perché se è così pieno in settimana, non oso immaginare come possa essere il weekend. E magari andateci verso il tardo pomeriggio: è un buon orario, in cui c’è un’oretta di sospensione tra il pubblico pomeridiano che se ne va e quello serale che arriva. E poi vi beccate degli spettacoli molto belli.

Spettacolo di flamenco

Spettacolo di flamenco

 Organizzate il tour fieristico in relazione ai pasti o alla fame che avete. Perché è vero che ci sono ristoranti e stand di tutte le cucine possibili del mondo ad ogni angolo, ma forse non sapete che….

  • nella sezione Europa (e Italia, ça va sans dire…) gli stand offrono un sacco di assaggi che, sommati, possono anche sostituire un pranzo, o quantomeno saziare un languorino. E allora, un boccone di prosciutto spagnolo, formaggi portoghesi, crema di pistacchio siciliana, eccetera. Praticamente, un maxi aperitivo perenne.
  • La sezione Iran – Siria – Medio Oriente è il paradiso dei datteri. Non parlo dei datteri secchi che ci propinano ad 1€ a confezione nei supermercati: parlo di squisite, zuccherose delizie persiane che gentilissimi signori ti allungano da ogni stand. Poi ti dicono che se ne dovrebbero mangiare uno, due al giorno e tu pensi “Merda! Ne ho già mangiati dieci, da dieci stand diversi!”. Io personalmente sono andata in fiera solo per farmene una scorta.

♥  Mettete scarpe comode. E organizzate il tour non solo in base ai pasti, ma anche rapportando il numero di acquisti che intendete fare e il tempo residuo in fiera. Va da sé che comprare due quintali di roba nel primo stand significa portarseli appresso per tutto il resto della giornata, e fidatevi: non conviene.

E tenete presente che fuori è inverno, ma dentro si muore di caldo: che ne volete fare del piumino, della sciarpa di lana e del berretto mentre gironzolate tra gli stand? Ecco. Portate giacche comode da portare appese alla borsa, e occhio a non intingerle nelle enormi ciotole di spezie orientali 😉

MA SOPRATTUTTO….

 Prendetevi il tempo di VIVERE la fiera e il contatto umano che offre.

Perché sennò sarà soltanto l’ennesimo immenso mercatino di cianfrusaglie, che non lascerà dietro di sé nient’altro che il ricordo di una bella giornata di shopping, faticosa e un po’ bulimica.

Prendetevi il tempo di riconoscere che dietro i banconi non ci sono solo generici commessi, ma persone che presentano le proprie arti e la propria cultura e che ok, vogliono vendere, ma magari hanno anche piacere a scambiare due parole e a riconoscere nell’interlocutore un interesse che vada al di là del “quanto costa” e del “che cos’è”.

Prendetevi il tempo di distinguere una cianfrusaglia da un’opera di artigianato artistico, invece che lamentarvi perché costa troppo. Prendetevi il tempo di riconoscere il valore degli oggetti e di ciò che rappresentano. Perché è vero: molte cose sono accalappia-acquirenti, ma molte altre rappresentano una cultura, una tradizione e un angolo di mondo, ed è ributtante vedere il poco rispetto che spesso, nella foga dell’acquisto sfrenato, si tributa a tutto ciò. Prendetevi il tempo di chiedere e di andare oltre un italiano non proprio fluido nell’ascoltare la risposta.

Il miniaturista iraniano Mostafa Fotovat all'opera (http://www.fotowatminiaturist.com/ )

Il miniaturista iraniano Mostafa Fotovat all’opera (http://www.fotowatminiaturist.com/ )

Noi l’abbiamo fatto, e siamo rimasti stupiti. Dalla gentilezza: un miniaturista persiano non solo ci ha spiegato il suo lavoro, ma ci ha anche mostrato in diretta come lo realizza e raccontato la tradizione che accompagna questa antica forma d’arte. Siamo rimasti stupiti dalla giovialità: dalla richiesta di chiarimenti su una campana tibetana, è partita una interessantissima conversazione sulle religioni, sul Buddhismo e sulla reincarnazione con l’espositore nepalese, ex monaco buddhista e ora volontario nella Croce Rossa italiana. Ci hanno stupito l’umanità e la dignità di tante persone, la simpatia e il calore.

E in fondo probabilmente è questo ciò che ci siamo davvero portati a casa, oltre alle tre scatole di datteri.

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