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La notte di Santa Lucia è la più magica che ci sia

 

Ad annunciarla è un campanello sul far della sera, un tintinnio lontano. Allora la mamma e il papà fanno cenno al bambino: «La senti? E’ Santa Lucia che sta facendo il giro, per vedere i bimbi che fanno i bravi e che vanno a letto presto!». Il bambino non si fa pregare: ha già preparato un bicchiere di latte e qualche biscotto per la Santa, carote e fieno per l’asinello e una scarpina sul tavolo o sotto il camino, cosicché lei sappia dove poggiare i regali. Poi se ne va a letto, trepidante, ed allunga le orecchie per sentire se la Santa arriva. I più coraggiosi vorrebbero alzarsi e sbirciarla di nascosto, ma il timore di farla scappare senza regali è troppo forte.

E la magia, quella vera, avviene solo la mattina.

Chiunque, nella bergamasca, sa cosa sia quella magia.

Sa cosa significhi svegliarsi all’alba e correre, ancora scalzi, in salotto o in cucina, per trovare il tavolo o il pavimento coperti di dolcetti, regali, giocattoli, sorprese.

Chiunque conosce la gioia pure, infantile che si prova in quel momento e la custodisce come uno dei migliori ricordi d’infanzia.

La Notte di Santa Lucia – quella tra il 12 e il 13 dicembre – è una tradizione consolidata nella cultura popolare bergamasca, bresciana e di diverse aree del settentrione italiano. A Bergamo il culto di Santa Lucia – santa siracusana nata nel 283 d.C. e martirizzata dopo aver rifiutato di abiurare la sua fede cristiana – pare risalire ai primi decenni del Trecento, quando fu posta presso le mura fuori della cinta della città verso Broseta la prima pietra della chiesa e del convento denominato di Santa Lucia Vecchia; si tratta comunque di un cuto giunto nella nostra provincia grazie alla Serenissima di Venezia, mentre l’usanza di scrivere la letterina per ricevere i doni risale agli anni Trenta. Per festeggiare la ricorrenza veniva organizzata una grande e solenne fiera ogni 13 dicembre, fiera di cui è rimasto in qualche modo un richiamo in quella allestita in centro città ai giorni nostri.

Oltre alle bancarelle di dolciumi e regalini, la cosa migliore da vedere a Bergamo i giorni antecedenti Santa Lucia è la coda infinita di bambini con la loro letterina stretta tra i guanti, in attesa di lasciarla alla statua della santa …

santa lucia letterine

Sì beh, le letterine sono dolcissime, la statua modello cadavere dormiente un po’ meno…

Al netto della truculenza agiografica – che ci notifica i vari tentativi di tortura applicati sulla giovane siracusana, a cominciare dagli occhi cavati dalle orbite, grazie alla qual pratica Santa Lucia effettivamente è la “santa cieca” e raffigurata con i suoi occhi su un piattino – la tradizione popolare bergamasca legata alla figura della santa è molto dolce e affascinante: Santa Lucia infatti si muove su un carretto trainato da un asinello, passa di notte per lasciare doni ai bimbi buoni ed è buona usanza lasciare qualcosa da mangiare e da bere affinché lei e l’asinello possano ristorarsi.

La tradizione rimanda ad un tempo in cui la notte tra il 12 e il 13 dicembre era l’unica occasione di regalo e sorpresa pure in società contadine ed estremamente povere.

Un uso antico legato alla festività richiedeva di porre fuori dalla finestra uno zoccolo di legno chiuso sul davanti, con dentro un po’ di crusca per l’asinello ed un bicchiere di legno pieno d’acqua per dissetare Santa Lucia, accanto ai quali veniva posto un lumino acceso per indicare la presenza di bambini. La mattina successiva, sul davanzale si trovavano alcuni doni, solitamente qualche dolce che per il resto dell’anno non si poteva comprare oppure sandaletti, scarpine nuove o calze per l’inverno. I giocattoli erano prevalentemente bambole di pezza realizzate a mano e giochi in legno, biglie o fionde.

Al giorno d’oggi ovviamente la cose sono cambiate, ma più nel tenore dei regali che nella tradizione consolidata. Ricordo come se fosse ieri i giri dai vari parenti il 12 dicembre, lasciando una scarpetta laddove desideravamo che arrivassero dei regali, e poi i giri il giorno successivo, a raccogliere come una sorpresa ciò che avevamo chiesto. Così come ricordo la stupenda sensazione di attesa che generava il suono del campanellino lontano: per anni bastava quello per farmi credere alla magia. Quando poi sono cresciuta, ero io stessa ad andare in cortile a suonare il campanellino con mio papà, consapevole che i miei fratellini in casa avrebbero creduto fosse quello di Santa Lucia, così come l’anno scorso ho “aiutato” Santa Lucia a passare pure in quel di Milano, dal mio fidanzato.

E nonostante l’età, nonostante il cinismo che a volte prende questo nostro mondo adulto, ammetto che Santa Lucia è a tutt’oggi una tradizione capace di commuovermi ed emozionarmi come quando ero piccina 🙂

QUI un bell’articolo che riporta, per chi fosse interessato, anche l’agiografia della santa e gli aspetti più storici legati al suo culto ed alla tradizione popolare.

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