Home

Eccoci qua, con un impasto di emozioni e impressioni e il desiderio di fissare tutto, ma proprio tutto, nella mente prima che i prossimi giorni cancellino le prime ore su questo lembo di terra selvatica.

DSCF5679

Un’alba sull’Asinara

L’Asinara è un angolo di mondo incontaminato color marrone, verde cupo e azzurri splendenti.  Con la sua forma allungata e sinuosa – pare che sia proprio la parola “sinuaria” a darle il nome, e non la presenza dei celebri asinelli bianchi come invece erroneamente si pensa! – se ne sta qui, vicina eppure lontana dal mondo normale, isolata dalla geografia e dalla sua storia densa di fantasmi, echi, vite dimenticate.

Il nostro traghetto, la Sara D, è salpato da Porto Torres alle 16.30: a bordo, soltanto noi e due spauriti turisti nordeuropei con una piantina di basilico infilata negli zaini (giuro). Il “noi” di questa settimana è un gruppo di dodici persone, iscritte al campo di formazione e volontariato organizzato sull’isola da LIBERA. Associazioni, Nomi e Numeri Contro le Mafie. Non ci conosciamo, ma ci conosceremo. Gli sguardi sono aperti e curiosi, l’atmosfera è rilassata e tutti ci chiediamo cosa ci riserverà questa esperienza nuova, particolare. Unica.

Quando la Sara D attracca a Cala Reale e sul minuscolo molo si accalcano per tornare “a terra” turisti color aragosta armati di teli mare, ombrelloni smontabili e sacche spiaggia stracolme, ci rendiamo conto del nostro enorme privilegio: noi sull’Asinara ci resteremo. Ce la godremo nei momenti sospesi, immobili, vibranti dell’alba e del tramonto, della notte, del sole che quando sorge sveglia la natura e non ci sono schiamazzi, clacson o urla a disturbarlo.

Tanto per chiarire: sull’Asinara non ci abita nessuno. Non ci sono resort, alberghi, locali alla moda. A Cala d’Oliva – il paese che, quando l’isola era un carcere, ospitava le famiglie delle guardie penitenziarie – ci sono solo un ostello, un bar/ristorante, una chiesa e le case ormai in disuso. Poco fuori dal centro abitato, l’ex bunker di massima sicurezza del carcere e la Diramazione Centrale. Tutt’attorno, macchia mediterranea, sentieri, mare. Soprattutto mare! D’un blu che rendere l’idea è difficile, bisogna vederlo.

20150902_123527

Tanto per fare un esempio… (Cala Murighessa o dei Detenuti)

Noi alloggiamo nell’ex foresteria di Cala d’Oliva: un rettangolo bianco e azzurro attorniato da ulivi, proprio a ridosso del mare. Mangiare con la finestra aperta è praticamente mangiare sull’acqua. Ci sono capre, asini bianchi e grigi, cinghiali, gatti. «Qui i padroni di casa sono gli asini, i cinghiali, le capre. Noi siamo solo ospiti», ci ha spiegato Ivo, il responsabile del nostro campo, un sardo piccolo e compatto di cinquant’anni circa e ricco di saggezza.

Qui il tempo ha un peso specifico diverso dagli altri posti che ho visitato. Così pure il silenzio. Sono due entità quasi fisiche, concrete: le puoi toccare e assaporare nell’aria salina, le senti sulla pelle, non ci sei abituato.

 

Advertisements

Lascia un commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s