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Premessa doverosa: sono innamorata di Roma e quindi, come qualunque innamorato la mia visione della città potrebbe essere parziale. Eviterò quindi di parlare della Raggi, della spazzatura, degli scioperi Atac, dei tassisti che suonano ai turisti, degli onnipresenti guasti alle macchinette dei biglietti per la metropolitana e via discorrendo, e mi concentrerò sulla questione principale…

Quanto è bella Roma?

Da uno a dieci, io dico dieci. E non lo dico solo perché le città a cui si è legati sembrano sempre più belle delle altre: lo dico e ribadisco perché sono fermamente convinta che al mondo non esista città più affascinante. Mi riservo comunque di girare tutto il mondo per confermare la tesi.

Nella Città Eterna ci sono stata innumerevoli volte. Ogni volta l’effetto era il medesimo: naso all’insù e sguardo lungo, come a voler catturare tutti gli scorci, le prospettive, gli angoli e i dettagli stratificati di storia e storie che rendono Roma unica nel suo genere.

Ma partiamo dal principio. Sono scesa a Roma l’altro giorno per un concorso, inaugurando l’ennesimo viaggio nella capitale con un inedito (almeno per me) Intercity Notte partito da Milano Porta Garibaldi con venti minuti di ritardo sotto un fortissimo acquazzone. Esperienza interessante.

Le mie compagne di viaggio in cuccetta erano una ragazza calabrese che scendeva a casa per l’estate ed un’avvocatessa salernitana che ha passato metà del viaggio al telefono a lamentarsi di qualcosa e la seconda metà ad armeggiare tra condizionatore e luce di lettura. Io sono bene o male riuscita a dormire, pascendomi della splendida sensazione di non sentirmi in obbligo di fare conversazione, come invece spesso accade nei posti a sedere. Mi sono svegliata in tempo per gustarmi dal corridoio del treno un’alba color oro sulla campagna laziale, bellissima, appena prima che il treno si infilasse nell’hinterland romano e giungesse poi a Roma Tiburtina.

Alzi la mano chi, come me, pensa che il treno sia uno dei mezzi di trasporto più suggestivi in assoluto. C’è qualcosa, nello scorrere ritmico sulle rotaie e nei paesaggi che fuggono via dal finestrino, capace di placare i tumulti di pensieri come poche altre cose riescono a fare.

Insieme agli scorci architettonici e all’intensità della luce sui palazzi, un’altra caratteristica imprescindibile di Roma è la folla. Me ne sono accorta salendo sul treno da Tiburtina alla Fiera: la folla e l’assoluta accettazione di questo stato di fatto da parte di tutti. Una cosa interessante, questa, perché a Milano ogni volta che passa un treno sovraccarico si sentono dalla banchina sbuffi e borbottii infastiditi. A Roma tutti sono più stoici, o rassegnati. Chissà.

Tralasciando in questa sede il fattore-concorso, fatto sta che sono poi tornata verso Roma attorno all’ora di pranzo. Avevo il treno per rientrare a Milano nel tardo pomeriggio e sì, lo ammetto: l’avevo fatto apposta per avere la possibilità di gironzolare un po’ per la città.

Ché viaggiare in fondo è questo: prendersi tempo per gironzolare e assorbire un po’ dell’atmosfera autentica che ogni luogo porta con sé. I musei, i monumenti, le spiegazioni le puoi trovare anche su Wikipedia: ma i profumi, il vociare, lo scorcio di una via laterale carica di balconi fioriti o una fontana poco nota in un angolo, ecco, quello no, non lo trovi su internet. Lo puoi solo vedere e assaporare, spesso per caso.

chiesa argentina

E così, per caso, sono entrata in una bellissima chiesa argentina in Piazza Buenos Aires. Altrettanto per caso – e grazie al consiglio di un amico – ho scoperto il Quartiere Coppedè e la suggestiva Fontana delle Rane. Sempre per caso mi sono ad un certo punto persa tra vie di cui onestamente non ricordo il nome: ma ricordo la fissità della luce sfacciata delle due del pomeriggio e la suggestione di pergolati carichi di fiori fucsia.

Roma è tanto grande che di certo non basta un pomeriggio per vederla tutta o godersela appieno. Nell’immediato dopo pranzo mi sono trovata dinanzi ad una scelta organizzativa: perdermi di nuovo e rischiare di non tornare in tempo a Termini? Passeggiare sul Lungo Tevere? Osare con il Giardino degli Aranci sull’Aventino, di cui però non ricordavo bene la strada? Oppure scegliere qualcosa di più convenzionale?

Ho scelto un grande classico: la passeggiata dal Colosseo all’Altare della Patria.

Ci sono luoghi che sono come i classici della letteratura: li conosci a menadito, li hai visti mille volte, eppure ti danno quel senso di pienezza e sicurezza, del tipo “So che vedrò qualcosa di grandioso”. E infatti. 

roma 2

E infatti tutto sommato è stata una normalissima giornata romana: calda, leggermente ventilata, un cielo azzurro senza una nuvola, tedeschi e giapponesi dappertutto, finti gladiatori, indiani che cercavano di vendere bastoncini per i selfie o bottigliette di acqua ghiacciata, e quella grandiosità maestosa e un po’ decadente che Roma trasmette ogni volta.

C’è pure, ogni volta, una sorta di italico orgoglio, come se lì si concentrasse l’italianità più autentica, fatta di bellezza sfacciata mista a disorganizzazione mista a genuinità umana mista a gloria antica.

E niente, sono tornata a casa felice.

 

 

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