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Levanzo appare davanti all’aliscafo quasi emergendo dalla bruma del primo pomeriggio mediterraneo. In realtà non è così lontana dalla costa: dal porto di Trapani la si vede netta, un cocuzzolo sul mare di fronte alla più caratteristica Favignana, eppure sono due mondi.

L’isola dell’isola.

Levanzo è la più piccola delle isole Egadi, nella Sicilia occidentale, e dicono sia anche la più selvatica e incontaminata. Forse perché vi è il divieto di costruire nuovi immobili, o forse perché effettivamente di divertimenti mondani questo scoglio verde brunito di 6 chilometri quadrati ne offre ben pochi: fatto sta che a Levanzo l’aliscafo scarica solo poche persone. Le altre che si affollano nei sedili puntano a Favignana, la “farfalla”, più grande e turistica. E basta questo – l’esiguità dei viaggiatori che vi posano il piede – a renderla unica. O magari è l’effetto delle case bianche e azzurre, allineate lungo un mare color zaffiro e sovrastate da rocce verdi e dorate.

Se qualcuno dubita dell’esistenza del colpo di fulmine, provi a mettere piede a Levanzo.

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Vista dall’alto, l’isola pare una grossa lacrima frastagliata. Il punto più alto è Pizzo Monaco, che raggiunge i 270 metri e declina più o meno ripido nel mare: sul lato occidentale ci si butta quasi a picco, mentre a est declina in una piana verdemarrone e si sbriciola poi in dita di roccia aggrappate al mare. Vi è un unico centro abitato, omonimo dell’isola e frazione del comune di Favignana: qualche centinaio di persone in estate, poche decine in inverno. Gli irriducibili, pescatori o romantici, abitano le case bianche e azzurre che si affacciano su Cala Dogana: un molo, colorate barche di pescatori, reti da pesca attaccate alle porte e scale annodate attorno alle abitazioni, strette le une alle altre come a difendersi dai venti del mare. Qua e là si vedono ceramiche colorate appese ai muri: pesci, polpi, conchiglie.

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Numero di ristoranti: tre. Numero di bar: due. Una chiesa, un alimentari, una panetteria, un negozio di souvenir e costumi da bagno, quattro stradine lastricate. E poi un cimitero, un molo, tante barche piccole e variopinte. Numero di gatti: imprecisato. Principalmente tigrati, e tanto detestati dalla gente del posto quanto vezzeggiati dai turisti. Colori predominanti: bianco e blu. Profumi: il salmastro del mare e del pesce appena cotto.

Il paese è così piccolo che nel giro di due giorni conosci tutti, o, per meglio dire, tutti conoscono te: la bottegaia, il tizio dell’unico residence, le bariste, i camerieri dei ristoranti. Dopo due giorni che ti vedono girovagare in infradito e calzoncini e col naso fremente alla ricerca di scorci da immortalare su Instagram, ti riconoscono, ti chiedono come stia andando la vacanza, e “Ma tu sei alla casa della Grazia?”, cose così. E’ una dimensione umana, sincera, forse dovuta – chissà – ad una vita storicamente influenzata dal mare, dai suoi ritmi e dalle sue rudezze.

A Levanzo il Mediterraneo lo senti nel naso e nelle orecchie, sempre, come un mormorio o un’eco lontana, un profumo di sale all’orizzonte.

Levanzo è un’isola di rocce: non ci sono spiagge o calette di sabbia, ma soltanto di ciottoli e scogli, che garantiscono un mare cristallino, paesaggi selvaggi, scorci di indiscutibile bellezza ed un forte mal di piedi se si è sprovvisti delle scarpette apposite. In realtà, non sono moltissimi i posti balneabili.

CALA FREDDA: da Cala Dogana, la strada orientale conduce, larga e comoda, fino a Cala Fredda, una spiaggetta di sassi tondi e mare cristallino, circondata da rocce color ocra: bellissima, ma pure così comoda che vi si arenano subito tutti i turisti i Levanzo (a ottobre erano pochi, ma in estate….), in linea di massima beatamente inconsapevoli del fatto che facendo qualche passo in più si trovano altre cale altrettanto splendide….

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CALA MINNULA. Sull’isola ogni tratto di cammino riserva sorprese, che sia un cartello di legno grezzo con l’indicazione di una piccola caletta, la roccia color oro della costa sbriciolata nel mare, il grido di un falchetto in picchiata sulla macchia. Da Cala Fredda, una camminata di circa quindici minuti porta dritti dritti a Cala Minnula, un’insenatura di rocce bianche spalleggiata da un’incantevole pineta di pini marittimi.

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CALA NUCIDDA è il regalo dell’isola a chi non si lascia scoraggiare dall’inagibilità di una natura ancora selvaggia. Non c’è altra spiegazione per la bellezza di questa microscopica arena di roccia immersa in acque così limpide da mostrare il fondale a gradoni coperti di morbide alghe, gli anfratti pieni di ricci e pomodori di mare. E’ minuscola, non segnalata, nascosta da una distesa di rocce bianche e taglienti, ed è meravigliosamente magica.

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I FARAGLIONI sono la prima spiaggia che si raggiunge seguendo la strada che da Cala Dogana vira verso occidente… Sempre ciottoli, ovviamente: dalla cala la visuale spazia da Favignana al profilo lontano di Marettino, la terza delle Egadi. Meglio visitare i Faraglioni al pomeriggio, per godersi fino in fondo gli ultimi raggi del sole. Per i più avventurosi, dai Faraglioni è possibile seguire il sentiero fino alle Pietre Varate, una distesa di piatte rocce bianche da cui, distesi, si può ammirare tutto lo spettacolo del tramonto.

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CALA TRAMONTANA. É l’unica spiaggia rivolta a nord, l’unica che si raggiunge non percorrendo il perimetro dell’isola, ma tagliando Levanzo a metà, seguendo la strada che si arrampica in distese brulle e un sentiero che poi vira in picchiata giù in un’insenatura, stretta, buia, aspra. Cala Tramontana è fatta di mare sbattuto contro le rocce, di vento che fischia: una baia di pirati. Un po’ inquietante, quando il cielo è velato e le scogliere tagliano via la luce grigia del sole.

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Ma Levanzo è uno di quei posti dove ci vai sì per fare il bagno al mare, ma anche e soprattutto per scoprire un lembo di terra ancora sostanzialmente libero dalla presenza (e dalla violenza) umana. A Levanzo non sono belle soltanto le spiagge balneabili, ma tutta la costa, che meglio si scopre abbandonando auto e comodità. Se si vogliono le comodità, allora è meglio evitare del tutto l’isola, perché Levanzo non è fatta per chi vuole la pappa pronta: è fatta per chi la vuole scoprire palmo a palmo.

E allora, meglio scegliere le barche dei pescatori per percorrere il  perimetro dell’isola via mare, oppure andare a piedi, lungo uno degli innumerevoli, sottili sentieri che la percorrono, salgono e scendono, conducono accanto a pinete, edifici di muri a secco ormai abbandonati, spianate di roccia affacciate sul mare color rame come una terrazza, in un susseguirsi di paesaggi che ricordano a tratti l’Irlanda, a tratti la Sardegna, e a tratti nient’altro che la sua innegabile unicità sicula, isolana, fiera e bellissima.

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