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Tagliamo la testa al toro e chiariamo subito una cosa: se da una vacanza o da un viaggio vi aspettate vita mondana, divertimento sfrenato e comodo relax, allora forse vi conviene evitare l’isola di Levanzo e puntare a qualcosa di più “normale”, come Favignana o la costa trapanese, comunque bellissime. Scegliere Levanzo significa scegliere un’esperienza fatta di silenzio, di natura incontaminata, di bellezza sussurrata, di rinuncia alle comodità turistiche.

Che poi, almeno per me, è stato proprio questo a renderla magica.

Ecco quindi alcune personalissime dritte per godersi appieno il fascino di questa piccola isola selvatica.

COME ARRIVARE

Alle Egadi si arriva comodamente da Trapani o da Palermo: fortuna vuole che entrambe le città siano dotate di aeroporti serviti da Ryanair, il che le rende facilmente accessibili. Atterrare all’aeroporto di Trapani è il top: esattamente davanti alla struttura c’è infatti la fermata dell’autobus cittadino che in mezz’oretta collega l’aeroporto al porto, o meglio, al molo esatto da dove partono gli aliscafi per le Egadi. Più comodo di così si muore. I biglietti si possono acquistare direttamente a bordo, tra l’altro.

Levanzo è collegata alla terraferma dalla Liberty Lines, la linea di aliscafi che serve tutte le tre isole delle Egadi dal porto di Trapani: il viaggio dura mezz’ora o poco più, a seconda del fatto che Levanzo sia la prima tappa del tragitto o che l’aliscafo si fermi prima a Favignana. Marettimo, essendo la più lontana delle tre isole, è meno collegata ed è comunque sempre l’ultima tappa della navigazione.

I biglietti si possono comprare al momento, sul molo, oppure prenotare on-line: a ottobre non c’erano problemi di overbooking, ma se si viaggia in alta stagione è meglio comprare i biglietti con un po’ di anticipo.

DOVE ALLOGGIARE 

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Tre le alternative possibili:

  • I (pochissimi) residence. LISOLA Residence, ad esempio, aveva mini appartamenti, piscina, servizio jeep per scarrozzare avanti e indietro dal borgo. Pur non avendo alloggiato lì, segnalo la gentilezza del proprietario e il suo provvidenziale aiuto con il fuoristrada nell’arrancare lungo la salita sotto il sole di mezzogiorno…

  • Le case dei pescatori, riadattate a bed & breakfast stagionali: si riconoscono dalle targhette di ceramica decorata appese fuori dalle porte, ma diventa un po’ più difficile trovarle on-line per prenotare in anticipo;

  • Airbnb, l’ormai celeberrimo sito di house sharing tramite cui entrare il contatto con i privati che affittano stanze o appartamenti in loco. Io sono una fan dell’house sharing, e dopo aver conosciuto Grazia, la sua gentilezza e la sua accoglientissima casetta nella campagna levanzese non posso che confermare la soddisfazione della scelta.

COME MUOVERSI SULL’ISOLA 

È importante segnalare che sull’isola ci sono pochissime automobili, appartenenti per di più a gente del posto: questo perché gli aliscafi della Ustica Lines non trasportano automezzi, ma anche perché di fatto le macchine sono inutili per godersi appieno l’isola e gli sterrati molto impervi. Solo di tanto in tanto si incrocia qualche jeep infangata o impolverata (a seconda del meteo) che percorre Levanzo da Cala Dogana al faro o viceversa.

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La carenza di automezzi significa una cosa sola: che l’isola si può scoprire solo secondo i suoi tempi, non i vostri.

  • Via mare: sono molti i pescatori che mettono le loro barche a disposizione dei turisti, offrendo servizi di “boat taxing” tra le varie calette, di accompagnamento per snorkeling o di percorso panoramico del perimetro dell’isola. Non avendo mai scelto questa opzione, non so nemmeno i prezzi di massima, mea culpa.

  • Via terra: come già accennato nei post precedenti, Levanzo è percorsa da numerosi sentieri. C’è la possibilità di comprare mappe dettagliate nei bar o nei negozietti, con le indicazioni delle aree balneabili e delle principali attrattive paesaggistiche (punti panoramici, grotte, ecc). Sono percorsi suggestivi, silenziosi, che si aprono su scorci di mare e coste di una bellezza commovente: meglio sarebbe, comunque, percorrerli con gli scarponcini da montagna o con le scarpe da ginnastica, perché i sassi e il fango rischiano di rendere difficile la camminata.

GODERSI LEVANZO: CONSIGLI IN SURPLUS 

Al netto di sole, mare, camminate rigeneranti, paesaggi da favola, stellate mozzafiato e una natura selvaggia, quello che ha reso Levanzo magica è stato altro: un sapore particolare, un gusto di semplicità in ogni cosa, il calore autentico della gente, il piacere di riprendersi il giusto tempo per le cose.

Alcuni esempi?

  • MANGIARE. Partiamo dal presupposto che Levanzo è Sicilia, e dalla Sicilia ha preso anche la cucina ottima, fatta di pesce fresco, profumi mediterranei, ingredienti genuini e influenze arabe. Piatti tipici della zona è ad esempio il cous cous di pesce, buonissimo, oppure il “kabbucio”, una sorta di pane cunzato farcito di formaggio primosale, olio, acciughe, pomodori e origano. Per non parlare poi degli immancabili cannoli o delle brioche con il gelato.

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  • IL PESCE FRESCO. Si compra dai pescatori locali. Punto. Non ci sono mercati del pesce o pescherie: ci si fa indicare la casa di un pescatore e si va semplicemente a bussare, all’ora di pranzo e all’ora di cena, chiedendo cosa e se ha pescato qualcosa. A ottobre era periodo di calamari, li si comprava da Pino: la compravendita la gestiva sua moglie Francesca, una signora che mi ricordava tanto Alda Merini e che accoglieva gli acquirenti nella veranda, con tanto di bilancia per pesare il pesce e lavandino per pulirlo. I migliori calamari della mia vita, quelli di Pino. Per restare in tema di pesce fresco, ci sono anche i ricci di mare: da mangiare crudi, appena staccati dallo scoglio e strappati dal mare.

  • LA MOVIDA LEVANZESESemplicemente non esiste. Ci sono due bar (Il Romano e l’Arcobaleno) e tre ristoranti (Il Romano, L’Arcobaleno e Il Paradiso), e a sera la gente – locali e turisti – si affollano nella viuzza che percorre la minuscola baia, mentre le case iniziano ad illuminarsi di luci gialle. Sono momenti sospesi, in cui non si sentono musica o baccano ma i rumori delle stoviglie dalle finestre aperte, le risate, le chiacchiere e lo sciabordare del mare sui fianchi delle minuscole barchette ormeggiate. E’ bellissimo.

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  • DA VEDERE. Come già accennato nel post precedente, la Grotta del Genovese vale una visita: è proprietà privata, ma l’ufficio per la prenotazione delle visite è aperto proprio davanti al molo. Si organizzano escursioni in barca, con partenza dal centro abitato (costo a persona: 25 €), oppure si prenota solo l’ingresso alla grotta (costo a persona: 10 €) e la si raggiunge a piedi. Anche il faro di Capo Grosso, sulla punta settentrionale dell’isola, merita: è diroccato e abbandonato, ma gode di una vista spettacolare che spazia da cala Tramontana alla costa siciliana.

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